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Crisi grano: stop alle importazioni per bloccare le speculazioni e ristorare gli agricoltori

15 Luglio 2016 di Stefania

E’ “allarme rosso” nelle campagne italiane. Ovunque, dal sud al nord de Paese, imperversa la guerra del grano con “prezzi sul campo” in picchiata. Quotazioni che arrivano a toccare un meno 50 per cento, rispetto ai valori medi delle passate annate, largamente al di sotto dei costi produttivi per gli agricoltori. Tra l’altro, per un grano che quest’anno risulta ottimo per proprietà proteiche intrinseche e di qualità superiore. Chiaramente dietro tutto questo si annida un chiaro disegno speculativo. Per dare una dimensione del problema, la Cia-Agricoltori Italiani ha convocato la propria Direzione nazionale e posto alla votazione di tutti i rappresentanti territoriali un preciso ordine del giorno, per avanzare proposte finalizzate a porre un argine al fenomeno della “guerra del grano”, che sta conoscendo il suo apice in questi gironi. Le produzioni cerealicole -si legge nel documento della Cia- sono al centro di una fase di difficoltà con le quotazioni di esordio del grano duro, rilevate nelle principali piazze italiane, caratterizzate da un calo generalizzato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La riduzione media dell’ultima settimana ha raggiunto i 40 punti percentuali, con punte vicine al 50 per cento all’interno di alcuni areali produttivi. Decisamente sottotono, anche l’avvio della campagna del frumento tenero, con cali annui dei prezzi compresi tra il 15% e il 20%, considerato che dalla lettura dei primi indicatori del mercato europeo ed internazionale, si registra una situazione di moderata stabilità, il fenomeno della contrazione dei prezzi nazionale è da ricondurre prioritariamente a comportamenti speculativi. Infatti risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all’arrivo, in contemporanea con i raccolti, di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi. Ciò ha determinato questa situazione di insostenibilità dei prezzi.

Di conseguenza il prezzo del frumento in Italia è sceso ai minimi storici. In questo contesto -spiega il documento confederale- è da considerarsi dichiarato lo stato di agitazione del settore.

Venticinque anni fa -ricorda l’organismo della Cia nel documento- il frumento valeva 30.000 lire più o meno le stesse quotazioni di oggi, con un aumento notevole del divario tra costo del grano e quello dei derivati semola, pane e pasta, le quotazioni del frumento tenero sono valutate dalla Borsa Merci di Bologna intorno ai 16 euro e quella del duro intorno ai 19 euro. La Cia ritiene necessario far conoscere questa situazione anche ai cittadini di fronte al fatto che mai come quest’anno i frumenti presentano una alta qualità con proteine elevate e ottimo peso specifico.

Quindi da subito -la richiesta della Cia- verificato che, i ricavi del grano mandano in rosso il reddito delle imprese agricole, chiede alle istituzioni, governo e regioni di approntare tutte le azioni in grado di ristorare gli agricoltori pesantemente colpiti.

In particolare, la Cia chiede al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina di adoperarsi per mettere in atto tutte le misure di salvaguardia contemplate per il grano italiano, ponendo un freno alle importazioni selvagge e permettendo così una fisiologica risalita dei prezzi al campo.

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