ANCONA – Nelle Marche, la questione dell’approvvigionamento idrico per gli animali da pascolo non può più essere affrontata solo in termini emergenziali. Non si tratta unicamente dei cambiamenti climatici e della siccità; il problema risiede nella cronica mancanza di un sistema idrico permanente e adeguato a supportare il vasto patrimonio zootecnico regionale.
Un’elaborazione della CIA Marche, basata sui dati più recenti della Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica (giugno di quest’anno), evidenzia la portata del problema. Nelle Marche si contano 1.189 allevamenti ovicaprini, con un totale di 79.263 ovini e 3.993 caprini, per complessivi 83.256 capi. La provincia di Macerata si conferma il cuore di questo settore, con 374 allevamenti e oltre 35.000 animali (33.855 ovini e 1.244 caprini).
Il ruolo cruciale delle aree montane emerge da un’ulteriore analisi della CIA Marche. Su 6.156 allevamenti zootecnici esaminati, ben 1.869 (circa il 30%) sono localizzati in zona montana, ospitando 74.603 capi, pari al 41% del patrimonio complessivo bovino, bufalino, ovicaprino ed equino. Tra questi, figurano 748 allevamenti bovini e bufalini di montagna con 21.771 capi e 859 allevamenti ovicaprini con 48.509 animali.
“È vero che in alcuni casi la situazione si è aggravata a causa del sisma, che ha potuto seccare alcune fonti – commenta il Presidente della CIA Marche, Alessandro Taddei –, ma non possiamo continuare a gestire la questione in termini emergenziali, ad esempio con l’utilizzo di autobotti. Servono abbeveratoi e laghetti, infrastrutture idriche permanenti piccole ma diffuse, progettate ad hoc per ogni singolo territorio. Innanzitutto, dovremmo censire sorgenti, fontanili, pozzi e tutto l’esistente per poi creare piccoli laghi e bacini di accumulo in quota. Anche sulla miglior captazione e sulla raccolta delle acque meteoriche si può e si deve lavorare.”
La voce degli allevatori conferma la gravità della situazione. Vito Ricciotti, allevatore di Forca di Presta, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, è molto chiaro in merito: “C’è una riduzione fisiologica dell’acqua ad agosto e nella nostra zona il riferimento è una sola sorgente, il Ciaula sul Vettore o poche altre, ma comunque il problema è per tutto il periodo del pascolo e dura da anni. Noi allevatori non abbiamo nemmeno le autorizzazioni per costruire strutture permanenti, ci arrangiamo con abbeveratoi e grandi cisterne, ma sono soluzioni provvisorie. Si possono rompere dei tubi, un animale può rovesciare l’abbeveratoio o anche, semplicemente, non si riesce ad accumulare acqua. Servono interventi istituzionali e strutture fisse.”
La CIA Marche lancia quindi un appello alle istituzioni per un approccio coordinato e a lungo termine, che garantisca la disponibilità idrica necessaria al benessere animale e alla sostenibilità del settore zootecnico montano e collinare.
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