ANCONA – L’apicoltura marchigiana si trova ad affrontare una fase critica, non tanto per gli effetti diretti del cambiamento climatico, quanto per una combinazione esplosiva di costi di produzione elevati e la crescente pressione delle importazioni di miele a basso costo da paesi extra-Ue. Un quadro che minaccia seriamente la sostenibilità del settore e la qualità del prodotto italiano.
Caldo e Apicoltura: Una Visione Sfumata
Nonostante il 2026 sia stato registrato come l’estate più calda in Italia dal 1950, la crisi climatica sta mostrando i suoi effetti sulla produzione italiana di miele con una variabilità significativa. Nelle Marche, la situazione presenta delle peculiarità.
Secondo un’elaborazione della CIA – Agricoltori Italiani delle Marche su dati Ismea dell’Osservatorio Nazionale Miele, la regione produce 694 tonnellate di miele, pari al 3% della produzione nazionale, e conta su 61 mila alveari, il 5% del totale italiano. A livello nazionale, il numero di apicoltori è in costante crescita, superando i 75mila nel 2023 (+37% dal 2019), mentre gli alveari sono oltre 1,53 milioni.
La produzione nazionale di miele nel 2023 è stimata in circa 22.000 tonnellate, in flessione del 12% rispetto all’anno precedente. Il report dell’Osservatorio Nazionale Miele sulla stagione 2025 evidenzia una forte variabilità produttiva. Dopo un avvio favorevole, l’instabilità meteorologica tra piogge, vento e sbalzi termici, seguita da temperature elevate e siccità estiva, ha compromesso le fioriture e ridotto le rese in diverse aree del Paese.
I Costi di Produzione: Il Vero Scoglio
Per il Presidente Agia Cia Marche e apicoltore, Luca Bianchi, nelle Marche il caldo non è stato il fattore più determinante: “La produzione nelle Marche non è stata così negativa rispetto alle aspettative. Nonostante il caldo intenso e prolungato e la siccità, la produzione non è andata così male. Il vero problema che deve emergere riguarda invece i costi di produzione. Noi produciamo prodotti di qualità, sostenendo però costi molto elevati.”
Produrre un chilogrammo di miele in Italia costa mediamente 9,70 euro, secondo il rapporto “Honey Cost” del CREA. Questo include costi variabili, fissi e il valore del lavoro familiare, con il solo costo operativo che supera i 6,40 euro al chilogrammo. Numeri che rendono la redditività sempre più fragile, aggravata dall’aumento dei costi energetici, degli imballaggi e dei trasporti.
Minaccia Esterna: Importazioni a Basso Costo
Sul mercato nazionale, la situazione è ulteriormente complicata dall’arrivo di prodotti esteri a prezzi nettamente inferiori. “Arrivano prodotti dall’estero a prezzi nettamente inferiori e, di conseguenza, anche il prezzo finale che il consumatore trova sullo scaffale è molto più basso rispetto a quello che deriva dai nostri costi di produzione. Questo rimane una problematica molto seria che non riguarda la singola produzione o la singola annata, ma l’intero comparto,” aggiunge Luca Bianchi.
Una preoccupazione ripresa anche da Pier Luigi Remoli, Vicepresidente Cia Ascoli-Fermo-Macerata e Presidente del Consorzio Apistico APIF: “Il nostro lavoro è anche quello di migliorare il censimento in banca dati nazionale degli apicoltori e degli apiari, in parte ancora sommersi. Questo perché è necessario fare ‘massa critica’ nei confronti del prodotto straniero extra-Ue importato a basso costo, che è la prima causa dell’aumento negli stoccaggi di merce invenduta. Molti produttori devono ancora consegnare e vendere le produzioni, seppur esigue, delle annate 2024 e 2025. Le importazioni a basso costo sono molto più minacciose del clima al momento.”
La Richiesta della CIA Marche: Tutela e Parità di Regole
La Cia Marche e Agia Cia Marche ritengono che questa situazione sia un effetto di accordi commerciali come il Mercosur e chiedono con forza gli stessi controlli e lo stesso rigore normativo per le aziende extra-Ue, di quello riservato ai produttori italiani. La tutela della qualità del miele italiano non è solo una questione economica, ma ha anche profonde implicazioni ambientali.
Gli apicoltori, infatti, sono i custodi della biodiversità, curando le api che sono responsabili dell’impollinazione di circa l’80% delle piante selvatiche e delle colture alimentari a livello mondiale. Un ruolo insostituibile che merita di essere protetto e valorizzato.
