Marche, 24 agosto 2026 – A dieci anni esatti dal devastante terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016, la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) delle Marche lancia un monito chiaro: la ricostruzione degli edifici procede ed è finalmente visibile, ma la ferita più grave e profonda per l’entroterra marchigiano resta lo spopolamento.

“Dopo dieci anni la ricostruzione è finalmente visibile,” afferma il Presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei. “Ma non possiamo nascondere che la lentezza con cui è partita e si è sviluppata abbia contribuito ad amplificare un fenomeno che nelle aree interne marchigiane era già presente.” Molte delle famiglie che si erano trasferite sulla costa hanno finito per stabilirsi altrove, cercando nuove opportunità e servizi meglio accessibili.

L’Impatto sull’Agricoltura e sul Territorio

Il sisma ha rappresentato un “punto di non ritorno” per numerosi agricoltori che già si interrogavano sul futuro delle proprie aziende. “Molti hanno deciso di abbandonare,” continua Taddei. Questo fenomeno si riflette nella progressiva crescita delle superfici boschive e dei terreni non più coltivati, una tendenza che negli ultimi dieci anni ha conosciuto una forte accelerazione.

“Quando l’agricoltore abbandona la montagna e le aree interne, non scompare soltanto un’attività produttiva,” sottolinea Taddei. “Viene meno una presenza quotidiana che cura il territorio, mantiene vivi i paesi e rappresenta un presidio fondamentale anche dal punto di vista ambientale.” Gli agricoltori sono, infatti, i veri “custodi del territorio”, il cui lavoro previene il dissesto idrogeologico e mantiene il paesaggio.

La Mobilitazione e le Sfide Non Solo Edilizie

Cia Marche ricorda la straordinaria mobilitazione e solidarietà che seguì le prime scosse, con un impegno immediato per permettere alle aziende agricole di restare sul territorio, fornendo unità abitative temporanee e strutture per stalle e fenili. Tuttavia, i problemi andarono ben oltre i danni agli edifici: in diverse zone, le sorgenti modificarono o interruppero il proprio apporto, lasciando senza acqua abbeveratoi e allevamenti al pascolo, con costi aggiuntivi per le aziende.

Ricostruire Comunità, Non Solo Edifici Vuoti

“Oggi vediamo finalmente una ricostruzione che procede, e sappiamo quanto sia necessario rispettare norme e procedure per ricostruire in sicurezza,” aggiunge Taddei. “Ma non possiamo ignorare il prezzo pagato per questa lentezza.” La questione non riguarda solo il settore primario, ma l’intero futuro delle aree interne: lo spopolamento riduce i servizi essenziali (scuole, sanità, uffici postali, banche, negozi), indebolisce le comunità e rende più difficile anche il rilancio turistico.

Matteo Carboni, Presidente Cia Ascoli-Fermo-Macerata, rafforza il concetto: “È necessario, oltre alla ricostruzione fisica delle case, ricostruire la comunità e soprattutto creare nuove opportunità per chi vuole vivere in quelle zone. Chi a causa del terremoto si è spostato verso la costa, nelle condizioni attuali difficilmente torna nelle aree interne, dove i servizi sono carenti, le opportunità di lavoro sono poche e anche le infrastrutture sono limitate.” Carboni invoca una riduzione dei costi per gli agricoltori, incentivi adeguati e il riconoscimento del loro ruolo cruciale come custodi del territorio, soprattutto in montagne ancora fragili.

Un Appello per il Futuro

“Chiediamo un’accelerazione e risposte concrete,” conclude Taddei. “Dobbiamo fare tutto il possibile perché quel tessuto agricolo e sociale che è rimasto continui a vivere in questi territori. Ricostruire non significa soltanto rifare case, stalle e infrastrutture. Significa creare le condizioni perché le persone possano scegliere di restare. Perché possiamo ricostruire anche tutti i nostri paesi, ma se perdiamo agricoltori, famiglie e imprese rischiamo di ritrovarci con paesi nuovi e vuoti.”

A dieci anni dal sisma, la vera sfida è trasformare la ricostruzione in una leva per una rinascita sociale ed economica duratura, garantendo che l’entroterra marchigiano possa ripopolarsi e prosperare.

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