ANCONA, 30 AGOSTO 2026 – Il caro carburante continua a essere un macigno insostenibile per le aziende agricole marchigiane, minacciando la sopravvivenza del settore e il futuro stesso dell’agricoltura nazionale. La Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) Marche lancia un forte grido d’allarme di fronte a una situazione che sta spingendo gli agricoltori verso un punto di non ritorno.
Il Rincaro Vertiginoso del Gasolio Agricolo: Un Anno Nero
Secondo i dati dei “Prezzi medi al consumo dei prodotti petroliferi nella Regione Marche” rilevati dalla Camera di Commercio delle Marche, il prezzo del gasolio agricolo ha raggiunto livelli preoccupanti. Nell’ultima rilevazione disponibile, prendendo come riferimento le forniture comprese tra 1.001 e 5.000 litri, il costo si è attestato a 1,282 euro al litro, al netto dell’IVA. Un anno fa, la stessa voce di spesa si aggirava intorno agli 80-90 centesimi IVA compresa. Oggi, il prezzo si avvicina a 1,50 euro IVA compresa, di fatto raddoppiato in soli dodici mesi.
Questo aumento esponenziale incide in maniera diretta e drammatica sui costi di produzione delle imprese agricole, proprio in una fase dell’anno in cui l’utilizzo di mezzi e attrezzature è particolarmente intenso.
Il Grido d’Allarme del Presidente CIA Marche Alessandro Taddei
«Forse non è chiaro che qui è in gioco il destino dell’agricoltura nazionale, non solo marchigiana – dichiara con fermezza il Presidente Cia Marche, Alessandro Taddei – e la curva del costo del carburante, purtroppo, sta confermando le ipotesi più pessimistiche. Molti dei nostri associati stanno riflettendo seriamente sul proprio futuro. Un anno fa, un’impresa agricola lavorava praticamente “alla pari”, oggi quegli 80 centesimi in più al litro li mette di tasca propria. Questo non ci permette più di fare reddito, perché il costo del carburante si ripercuote poi su aumenti generalizzati su tutto il resto della filiera produttiva.»
Squilibri di Filiera e il Rischio di Abbandono dei Terreni
Nonostante gli sforzi, i “palliativi” messi in campo da Europa e Governo italiano non sembrano sufficienti a mitigare le difficoltà. Si apre così l’annoso problema degli squilibri all’interno delle filiere. «Siamo gli unici che, nonostante gli aumenti di gasolio, elettricità, concimi, sementi, non possiamo permetterci di chiedere un aumento del prezzo della materia prima che produciamo», sottolinea Taddei. Il paradosso è evidente: il prezzo del grano, ad esempio, non può essere adeguato dagli agricoltori, mentre tutti gli altri attori della filiera possono farlo. «Non possiamo nemmeno dire di fare un sacrificio per i consumatori, perché i prezzi agli scaffali aumentano, anche se non a nostro vantaggio.»
La situazione è talmente critica che i settori agricoli che riescono a prosperare nelle Marche sono ormai una rarità. «Riceviamo decine di telefonate al giorno di associati che ci chiedono cosa potrebbero coltivare, in alternativa a quanto fanno, per risollevarsi. La nostra paura è che parecchi agricoltori quest’anno decidano di non lavorare i terreni, facendo partire le speculazioni da parte di quelle grosse compagnie che investono nei terreni per fare mega impianti fotovoltaici. Siamo disarmati» conclude il Presidente Taddei, esprimendo una profonda preoccupazione per il futuro del paesaggio agricolo e della sovranità alimentare.
