ANCONA – “Dire che l’agricoltura non serve a niente significa non conoscere la realtà delle nostre campagne e soprattutto il lavoro e i sacrifici che ogni giorno affrontano migliaia di imprese agricole”. Con queste parole, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Marche, Alessandro Taddei, si unisce alla decisa presa di posizione del presidente nazionale Cristiano Fini.

Il commento di Taddei giunge in replica alle affermazioni rilasciate dal giornalista Stefano Feltri durante la trasmissione “In Onda” su La7, che hanno suscitato forte reazione nel mondo agricolo.

“Più che parlare di privilegi o di un settore che non serve, bisognerebbe chiedersi in quali condizioni stanno lavorando oggi gli agricoltori in Italia e nelle Marche”, sottolinea Taddei, evidenziando una realtà fatta di sfide e difficoltà crescenti. “Le nostre imprese operano da tempo sotto il reddito minimo, lavoriamo in perdita e siamo sottoposti a problematiche legate alle crisi internazionali, che fanno alzare i prezzi del carburante e di molti prodotti che a noi servono, a partire dai concimi”.

Il presidente di Cia Marche ha inoltre messo in guardia sui pericoli derivanti da alcuni accordi commerciali internazionali:

  • I recenti accordi, a partire dal Mercosur, “non danno garanzie di controlli e qualità nei confronti dei prodotti che l’Italia importa”.
  • Questo rappresenta “un pericolo per una concorrenza equilibrata e per la salute dei consumatori”.

La crisi, secondo Taddei, attraversa diversi comparti:

  • “Ogni comparto, compreso quello vitivinicolo, è in crisi”.
  • La Commissione Unica Nazionale del Grano Duro “non svolge appieno il proprio compito”.
  • Una recente sentenza del Tar del Lazio ha inoltre “privato il settore del monitoraggio Ismea”, un ulteriore colpo per la trasparenza e la gestione del mercato.

Nonostante le difficoltà, Taddei ha espresso fiducia nella resilienza del settore: “Ci salva, in questo momento particolare, la nostra storica coesione che, come ha ricordato Feltri, ci spinge in piazza con i nostri trattori. Per fortuna, riusciamo ancora a far sentire la nostra voce ed è una fortuna per l’Italia, perché l’agricoltura resta il suo asse portante”.

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