COMUNICATO STAMPA

Siccità, cresce l’allarme: Colture in sofferenza e riserve idriche sotto pressione. Taddei: “Servono nuovi bacini e più capacità di accumulare l’acqua”

ANCONA – Caldo prolungato e scarsità di piogge stanno mettendo sotto pressione l’agricoltura marchigiana, anche se con situazioni differenti da territorio a territorio. A preoccupare sono soprattutto le aree non raggiunte dalle reti irrigue, mentre cominciano a manifestarsi danni su diverse colture.

Situazione critica nel Pesarese

La situazione più difficile viene segnalata nel Pesarese. “Con temperature che non scendono praticamente mai sotto i 30 gradi, abbiamo colture che sviluppano le foglie ma non i frutti e verdure che marciscono direttamente nei campi – spiega Sabina Pesci, Presidente Cia Pesaro-Urbino -. L’acqua disponibile nei pozzi e negli invasi è poca e con questo caldo evapora molto velocemente. Potrebbe mancare anche il 50% dell’acqua necessaria”. Molti pozzi sono già in forte difficoltà o esauriti e i danni interessano soprattutto frutta e verdura, ma anche ulivi e girasoli. A preoccupare sono inoltre le semine e i trapianti destinati alle produzioni autunnali e invernali.

Anconetano: criticità sulle sorgenti di Val di Castro

Più articolato il quadro nell’Anconetano. “La situazione è ancora sotto controllo – afferma Franco Gianangeli, Presidente Cia Ancona -. Il sistema principale di Gorgovivo non mostra particolari problemi, mentre le criticità riguardano soprattutto le sorgenti di Val di Castro”. Anche qui, però, le aree collinari e dell’entroterra soffrono maggiormente rispetto alle zone di pianura servite dalle reti idriche. Attenzione soprattutto alla vite: lo stress idrico può rallentare la maturazione dell’uva, ridurre le dimensioni degli acini e le rese e aumentare il rischio di scottature.

Ascoli, Fermo e Macerata: timori per il futuro delle riserve

Anche nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata la situazione per il momento regge nelle aree servite dai consorzi di bonifica. “Le maggiori difficoltà riguardano le zone dove non arriva la rete irrigua e non ci sono altre possibilità di approvvigionamento – sottolinea Matteo Carboni, Presidente Cia Ascoli-Fermo Macerata -. La diga di Gerosa al momento ha retto, ma se le alte temperature dovessero prolungarsi bisognerà capire se le riserve saranno sufficienti fino alla fine della stagione irrigua”. A soffrire è soprattutto l’olivo, con i primi fenomeni di cascola e la conseguente perdita prematura dei frutti.

Il quadro regionale: “Situazione a macchia di leopardo” e vendemmia anticipata

A sintetizzare il quadro regionale è il Presidente di Cia Marche Alessandro Taddei. “La situazione è a macchia di leopardo. I problemi maggiori riguardano le zone non servite dai consorzi di bonifica, ma stiamo cominciando ad arrivare al limite anche con i laghetti aziendali e i bacini di soccorso. Ci sono aree nelle quali i girasoli sono completamente bruciati, mentre per altre colture bisognerà attendere i raccolti prima di poter quantificare realmente i danni”.

Prime indicazioni anche dalla vendemmia, iniziata in alcune zone con 10-15 giorni di anticipo. “Al momento non sembrano emergere difficoltà particolarmente gravi e le prime stime indicano un calo nell’ordine del 10-20%, ma è ancora presto per un bilancio definitivo”, aggiunge Taddei.

Cia Marche: “Non è un’emergenza stagionale, servono nuovi bacini”

Per Cia Marche il problema non può però essere affrontato soltanto come un’emergenza stagionale. “Quella che una volta era un’eccezione, oggi sta diventando una consuetudine – conclude Taddei -. Da anni chiediamo alla Regione di favorire la realizzazione di nuovi bacini idrici, anche aziendali e di piccole dimensioni, e di intervenire sugli invasi esistenti per aumentarne la capacità di accumulo durante l’inverno. Occorre anche semplificare le procedure: dobbiamo mettere le aziende nelle condizioni di raccogliere l’acqua quando c’è per poterla utilizzare nei periodi in cui serve”.

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