Nel suo intervento al Consiglio Direttivo della Cia-agricoltori Italiani di Ancona, il vicepresidente nazionale Gianmichele Passerini ha tracciato un quadro allarmante dello stato in cui versa il settore agricolo italiano, richiamando le istituzioni, la politica e la stessa associazione di categoria a una presa di responsabilità immediata.
Passerini ha avvertito del rischio che l’agricoltore si trasformi in un soggetto passivo, un mero “concessore di terreni” ai fondi e alle multinazionali per la produzione di energia. Il vero tema centrale di oggi è invece la difesa e il mantenimento sociale del tessuto imprenditoriale agricolo. La bellezza delle nostre campagne, ha ricordato, non è frutto di un decreto statale o di una “bacchetta magica”, ma dell’incessante lavoro quotidiano degli agricoltori. Si tratta di un impegno gravato da rigide normative come la condizionalitá, dalle leggi sul benessere animale e dalle regole sul consumo dell’acqua.
Dal punto di vista economico, l’agricoltura rappresenta oggi l’anello più debole della catena, persino peggio di quando vigeva la mezzadria. In un’economia liberale, la quota di valore riconosciuta agli agricoltori è crollata a meno del 10%, generando un problema strutturale fortissimo. A questa crisi si aggiunge il dramma del ricambio generazionale: il mestiere ha perso attrattiva, tanto che oggi ci sono padri che sconsigliano apertamente ai figli di intraprendere questa strada. Per Passerini, l’immagine pubblica dell’agricoltore va assolutamente riscattata e non deve più essere associata allo stereotipo di chi si lamenta solo per potersi comprare il trattore nuovo.
Il vicepresidente nazionale ha poi affrontato il tema della filiera e del concetto di “Sovranità Alimentare”, un’idea di per sé condivisibile ma che attualmente risulta sbilanciata, lasciando i produttori di cereali italiani letteralmente “alla fame”. L’appello rivolto al Governo e al Ministro è netto: la politica deve chiarire da che parte sta. Fare filiera non significa permettere ai partner industriali di comportarsi da “baroni” per dominare i mercati, ma creare un sistema normato per eliminare le inefficienze e impedire che l’agricoltore venga legalmente spogliato del proprio valore.
In chiusura, Passerini ha esortato la Cia a smettere di “parlare solo a se stessa”, sottolineando la necessità di trovare nuovi alleati e di adottare strategie comunicative diverse. Non ha escluso l’avvio di un percorso di mobilitazione, ribadendo che il fallimento nel mantenimento di questo tessuto sociale equivarrebbe a un fallimento dell’intero sistema politico e sindacale. Forte di un bilancio associativo positivo, ha garantito che prima di arrendersi la Cia metterà in campo ogni sforzo possibile, promettendo di tenere sempre alta la bandiera degli agricoltori italiani e di non svendere la loro pelle fino all’ultimo.

