Crisi idrica nei pascoli marchigiani: la CIA chiede soluzioni permanenti per oltre 83mila animali
ANCONA, 18 settembre 2026 – La CIA Marche (Confederazione Italiana Agricoltori) lancia un forte appello per un approccio complessivo e strutturale alla gestione dell’acqua nei pascoli regionali, sottolineando come la questione non possa più essere affrontata solo in termini emergenziali. Decine di migliaia di animali nella regione, infatti, si trovano di fronte a una cronica mancanza di un sistema di approvvigionamento idrico permanente.
Secondo un’elaborazione della CIA Marche su dati della Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica, riferiti a giugno di quest’anno, la regione conta ben 1.189 allevamenti ovicaprini, con un totale di 83.256 capi tra ovini e caprini. La provincia di Macerata si conferma il cuore di questo settore, con 374 allevamenti e oltre 35.000 animali.
Il peso delle aree montane è particolarmente significativo: su 6.156 allevamenti zootecnici considerati, 1.869 sono localizzati in zona montana (circa il 30%), ospitando il 41% del patrimonio bovino, bufalino, ovicaprino ed equino esaminato, pari a 74.603 capi. In queste aree, la problematica della carenza idrica si acutizza, aggravata in alcuni casi anche dagli effetti del sisma che ha prosciugato diverse fonti.
Basta soluzioni emergenziali, servono infrastrutture idriche permanenti
«È vero che in alcuni casi – commenta il Presidente della CIA Marche, Alessandro Taddei – la situazione si è aggravata a causa del sisma, perché alcune fonti possono essersi seccate, però non si può continuare a gestire la questione in termini emergenziali, ad esempio con l’utilizzo di autobotti. Servono abbeveratoi e laghetti, infrastrutture idriche permanenti piccole ma diffuse, progettate ad hoc per ogni singolo territorio.»
Il Presidente Taddei delinea un piano d’azione chiaro:
- Censire sorgenti, fontanili, pozzi e tutte le risorse idriche esistenti.
- Creare piccoli laghi e bacini di accumulo in quota.
- Migliorare la captazione e la raccolta delle acque meteoriche.
La voce degli allevatori conferma l’urgenza. Vito Ricciotti, allevatore di Forca di Presta, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, descrive una difficoltà che si protrae da anni e accompagna l’intera stagione del pascolo. «C’è una riduzione fisiologica dell’acqua ad agosto e nella nostra zona il riferimento è una sola sorgente o poche altre. Noi allevatori non abbiamo nemmeno le autorizzazioni per costruire strutture permanenti, ci arrangiamo con abbeveratoi e grandi cisterne, ma sono soluzioni provvisorie. Si possono rompere dei tubi, un animale può rovesciare l’abbeveratoio o, semplicemente, non si riesce ad accumulare acqua. Servono interventi istituzionali e strutture fisse.»
La CIA Marche ribadisce la necessità di un approccio complessivo e strutturale, che superi la logica dell’emergenza. Questo include il censimento delle risorse idriche già disponibili, la realizzazione di abbeveratoi e piccoli bacini di accumulo, e l’implementazione di sistemi efficienti per la captazione e la raccolta delle acque meteoriche, con soluzioni adeguate alle specificità di ogni territorio. È fondamentale garantire un futuro sostenibile per l’allevamento e il presidio del territorio nelle Marche.
